
UniCredit sta valutando di fare un passo che, se confermato, la porterebbe ben oltre gli esperimenti di tokenizzazione già condotti negli ultimi mesi: offrire ai propri clienti la possibilità di custodire e negoziare direttamente asset digitali. Secondo quanto rivelato da Bloomberg, la banca sta selezionando un fornitore tecnologico capace di costruire l’infrastruttura necessaria per detenere criptovalute e altri asset digitali, e per facilitarne l’acquisto e la vendita. È un possibile capitolo importante della strategia di UniCredit sulla custodia crypto e più in generale sugli asset digitali.
Prima di procedere, una precisazione necessaria, perché è facile lasciarsi prendere dall’entusiasmo: i piani sono ancora in una fase iniziale. Non è stato scelto alcun fornitore, e la banca non ha preso alcuna decisione definitiva su quali prodotti arriveranno effettivamente ai clienti. Un portavoce di UniCredit ha preferito non commentare. Detto questo, la notizia acquista un significato molto più ampio se la si legge insieme alle altre mosse fatte dalla banca negli ultimi mesi. Vediamo perché.
UniCredit invests in German fintech VC Trade
Cosa sta valutando la banca
Secondo quanto riportato, il perimetro allo studio è piuttosto ampio, e va oltre la semplice tokenizzazione già sperimentata in passato. Le aree prese in considerazione includono la custodia di criptovalute, servizi di intermediazione per la compravendita, prodotti di investimento tokenizzati e, elemento particolarmente interessante, possibili strumenti a reddito fisso collegati alle stablecoin. In sostanza, la banca starebbe studiando come costruire lo strato di servizi rivolto direttamente al cliente finale, quello che permette di possedere e scambiare questi strumenti, non solo di emetterli.
UniCredit invests in BlockInvest
È una distinzione tecnica importante, e vale la pena spiegarla bene. Emettere un’obbligazione in forma digitale su blockchain, per quanto innovativo, non crea da solo un mercato completo e funzionante. Gli investitori hanno comunque bisogno di un accesso regolamentato, di un luogo sicuro dove custodire quei titoli, di un modo per negoziarli e di un sistema che ne regoli lo scambio. Finora, le iniziative di UniCredit si erano concentrate soprattutto sul lato dell’emissione. Questa nuova fase di studio riguarderebbe invece proprio lo strato mancante, quello a diretto contatto con il cliente.
International banks moving into digital assetsPezzo dopo pezzo: la strategia che emerge nel tempo
Ed eccoci al punto che rende questa notizia molto più significativa di un semplice annuncio isolato. Se si osservano in sequenza le mosse compiute dalla banca negli ultimi mesi, emerge con chiarezza un disegno coerente, costruito pezzo dopo pezzo. Ad aprile, UniCredit ha investito quattro milioni di euro per circa il sedici per cento di BlockInvest, la società italiana specializzata in infrastrutture per la tokenizzazione, dichiarando esplicitamente l’intenzione di accelerare sulle soluzioni finanziarie basate su blockchain, come avevamo raccontato a proposito del primo bond tokenizzato italiano regolato in moneta di banca centrale. Poco dopo, la banca ha effettivamente emesso strumenti finanziari tokenizzati.
Appena tre giorni prima di questa notizia, l’8 settembre, UniCredit aveva già annunciato una partecipazione di minoranza, con opzione di incremento futuro, in VC Trade, una piattaforma tedesca specializzata nel mercato del debito digitale. E ora, con questa nuova fase di studio su custodia e trading, la banca starebbe cercando di completare il quadro, aggiungendo il tassello rivolto direttamente al cliente finale. Non è più corretto parlare genericamente di “UniCredit che entra nelle crypto”: la lettura più precisa è che la banca stia assemblando, un pezzo alla volta, un’infrastruttura completa per gli asset digitali, dall’emissione fino alla custodia e alla negoziazione.
I tasselli della strategia UniCredit
Cinque mesi di mosse. Fonte: UniCredit, Bloomberg, 2026
- Aprile 2026: 4 milioni di euro per il 16% di BlockInvest, per l’infrastruttura di tokenizzazione.
- 8 settembre 2026: quota di minoranza in VC Trade, mercato del debito digitale tedesco.
- 11 settembre 2026: ricerca di un partner tecnologico per custodia e trading crypto ai clienti.
Non è un caso isolato nel panorama bancario europeo
Questa mossa di UniCredit, per quanto ancora in fase preliminare, si inserisce in un movimento più ampio che sta attraversando il settore bancario internazionale. Alcune delle principali banche mondiali stanno già muovendo passi concreti in questa direzione: una grande banca commerciale americana ha da poco completato un pagamento transfrontaliero utilizzando una propria stablecoin proprietaria, mentre una nota banca britannica ha lanciato, solo pochi giorni fa, servizi di trading spot su Bitcoin ed Ether per clienti istituzionali in Medio Oriente.
Anche restando in Italia, UniCredit non è l’unica banca a muoversi su questo fronte. Banca Sella, altro membro del consorzio bancario europeo dietro la stablecoin in euro su Ethereum di cui abbiamo già parlato, ha già ottenuto le autorizzazioni necessarie per offrire servizi di custodia e trasferimento di criptovalute. Il quadro che emerge è quello di un settore bancario europeo che, con velocità diverse, si sta attrezzando in parallelo per offrire ai propri clienti un accesso diretto e regolamentato al mondo degli asset digitali, un tema che riguarda da vicino anche il lavoro di tokenizzazione già avviato con doValue e Weltix sui crediti deteriorati.
UniCredit digital-asset timelineLa lettura più grande
Se questa strategia dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un passaggio significativo per il rapporto tra il sistema bancario tradizionale italiano e il mondo degli asset digitali. Fino ad ora, gran parte dell’attività delle grandi banche italiane si è concentrata sul lato “all’ingrosso” della tokenizzazione: emettere titoli digitali, sperimentare infrastrutture, costruire partnership tecnologiche. Offrire direttamente ai clienti la possibilità di custodire e negoziare asset digitali significherebbe portare questa trasformazione un passo più vicino alle persone comuni, integrandola nei servizi bancari di tutti i giorni.
Per l’osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa vicenda dimostra come le grandi strategie aziendali nel mondo della finanza digitale raramente si presentino come un unico grande annuncio, ma emergano piuttosto in modo graduale, attraverso una serie di mosse apparentemente indipendenti che, osservate nel loro insieme, rivelano un disegno coerente. Saper collegare questi puntini nel tempo è spesso più informativo di qualsiasi singolo comunicato stampa. Dall’altro, resta valida la cautela d’obbligo: tra una fase di studio dei fornitori tecnologici e un servizio effettivamente disponibile per i clienti può passare molto tempo, e non è affatto detto che tutti gli elementi oggi allo studio arrivino davvero sul mercato. Vale la pena, però, continuare a seguire da vicino questa storia, perché se anche solo una parte di questi tasselli dovesse andare in porto, il modo in cui gli italiani accedono agli asset digitali attraverso la propria banca potrebbe cambiare in modo sostanziale. Per approfondire questi temi, resta utile la nostra guida su come custodire le criptovalute in sicurezza.





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